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Se stai gestendo un blog sul tuo sito aziendale, probabilmente dalla pubblicazione di articoli ne hai tratto già qualche vantaggio.

Forse non in termini di acquisizione lead in senso stretto, ma di sicuro ti saranno serviti a farti conoscere, a creare engagement, o quantomeno a chiarire le domande dei tuoi clienti o futuri tali.

Ho già spiegato in passato perché vale la pena investire sugli articoli per blog, ma voglio tornarci ora – con estrema sintesi – giusto per ribadire il concetto.

Se è vero che fare marketing con i contenuti è un lavoro lunghissimo e che aspettarsi risultati prima dei sei – dodici mesi è da illusi, comunque ci sono dei “miglioramenti” a breve termine che puoi notare ogni volta che pubblichi un articolo.

Per esempio, quando pubblichi un articolo noterai poi che:

  • avrai subito più traffico sul tuo sito, perché la gente ci entra per leggerti e già che c’è dà un’occhiata in giro;
  • aumenti immediatamente la tua visibilità, perché la gente si incuriosisce e ti cerca sui tuoi canali social, ti trova su Facebook, su Linkedin, etc.;
  • aggiungi un tassello alla tua autorevolezza, magari senza rendertene conto perché quella è poco misurabile, ma c’è.

Ora, indubbiamente, queste cose ti ho appena elencato non succedono in ogni caso e a prescindere. Devi comunque tener conto di due aspetti importanti, ovvero: quanto utile e ben scritto è il tuo articolo e in che modo lo hai fatto girare per il web.

Ricorda infatti che, benché fondamentale per attirare nuovi utenti sul sito (e provare a trasformarli in clienti!), il tuo blog è solo uno dei tanti blog presenti sul web, sepolto dentro Google, sotto strati e strati di risultati di ricerca.

E sì, è ovvio che scrivere in ottica SEO in tal senso aiuta, ma un buon posizionamento non arriva dall’oggi al domani. Pensa che, per arrivare a questo featured snippet con uno dei blog a cui ho lavorato, ci sono voluti mesi. Un numero svariato di mesi.

Aspettarsi di finire subito tra i primi risultati di Google è solamente il modo più facile per farsi venire un’ulcera. Easy as that.

« Il successo di un blog non può più essere calcolato soltanto in base alla posizione che raggiunge tra i risultati di ricerca. Perché rimane un obiettivo valido, ma per arrivarci ti serve moltissimo tempo e un lavoro enorme » | Leggi anche: Quanto vale il tuo blog aziendale?

Lavorare sulla condivisione dei contenuti di un blog è quindi una conditio sine qua non. Solo così potrai estendere il numero di lettori, raggiungerne più di quanto sarebbe possibile altrove. In gergo si dice aumentare la reach, ma credo tu abbia capito di che parlo.

Ed ecco che ora arriviamo al dunque.

Perché è proprio allo scopo di far crescere il numero di lettori che ho iniziato – di recente – a sperimentare con LinkedIn.

E non mi riferisco soltanto a LinkedIn come social su cui pubblicare post, sebbene io sia molto attiva anche in questo senso (→ guarda tu stesso ). Parlo invece della possibilità di pubblicare articoli su Linkedin utilizzando la piattaforma Linkedin Publishing.

Che altro non è che quello che appare quando apri la schermata principale di Linkedin e poi vai su Scrivi un articolo.

In sostanza questo social, nato per permettere a professionisti e imprenditori di fare rete, dà anche la possibilità di gestire una sorta di blog interno alla piattaforma. Un posto per scrivere, editare, pubblicare e condividere contenuti professionali come già fai sul tuo sito aziendale.

Quello che mi sono chiesta – a un certo punto del mio lavoro come content strategist – è se pubblicare articoli su Linkedin conviene quando hai già un sito aggiornato con i tuoi contenuti.

E credo di aver anche trovato una risposta.

Ma partiamo dalle basi.

Qual è la differenza tra gli articoli sul blog e gli articoli su Linkedin?

Articoli sul blog vs articoli su Linkedin: cosa cambia?

Se è vero che parliamo della stessa tipologia di contenuto – ovvero gli articoli – ora è il medium che fa la differenza. In altre parole, la piattaforma.

Succede come con l’acqua: il contenitore dà forma al contenuto.

E intendo quasi letteralmente perché è già la stessa impaginazione dell’articolo che cambia da un posto all’altro. Ma ci sono altri dettagli che rendono profondamente diversi gli articoli su Linkedin e quelli sul tuo blog.

Approfondiamo.

👉 gli articoli sul tuo blog

Quando pubblichi un articolo sul tuo blog lo vedrai impaginato secondo il design che TU hai scelto per il tuo sito web.

Mi riferisco a colori, font, stili, ma anche a tutto il layout della pagine. Queste scelte di stile quasi mai sono casuali (o comunque così dovrebbe essere). Rispecchiano l’identità del tuo brand, pertanto già ad una prima occhiata risulterai riconoscibile.

Sul tuo blog quindi hai massima libertà di espressione: puoi centrare il testo, mostrarlo a larghezza piena o contenuta; puoi usare diversi colori e grandezze per i tuoi font.

Ma non solo. Sui tuoi blog post potrai inserire bottoni e call to action perché – e ormai dovresti saperlo bene se mi leggi da un po’ – il blog non serve solo a propinare contenuti, ma anche a raccogliere lead e generare conversioni.

E in tal senso, il tuo sito ti offre una grande opportunità. Con Google Analytics e Search Console, infatti, hai a disposizione un’analisi dettagliata dei tuoi lettori, del loro percorso verso il tuo sito e dentro di esso.

Una funzione utilissima quando cerchi di ottimizzare il tuo sito per renderlo profittevole e funzionale ai tuoi scopi.

Inoltre considera che gli articoli sul tuo blog sono solo la porta d’accesso al tuo sito web: gli utenti trovano i tuoi post sui motori di ricerca tramite parole chiave e da lì saranno liberi di esplorare.

Alcuni consulteranno le pagine dei servizi o il catalogo dei prodotti, altri andranno dritti alla sezione Contatti. In ogni caso, chi visita il tuo blog è in contatto diretto con te. Ti pare poco?

👉 gli articoli su LinkedIn

Per farla breve possiamo dire che, se con il blog ti trovi sul tuo territorio, pubblicare articoli su Linkedin ti trascina nel territorio di qualcun altro.

Gli articoli su Linkedin vengono quindi pubblicati così come prevede la piattaforma. Che comunque ha già un design di tutto rispetto ma NON ti permette di inserire elementi extra, come inviti all’azione, schemi, moduli di contatto, etc.

Al più, LinkedIn mostra in basso al tuo articolo un collegamento veloce agli altri articoli (il famoso Leggi anche) che hai pubblicato sul social. Tutto rimane lì dentro.

Ne consegue che la possibilità di navigazione è ridotta su un articolo LinkedIn, perhcé indirizza l’utente verso la tua pagina sul social. E lì – di sicuro – non troverà tutto quello c’è da sapere sui tuoi servizi o prodotti.

Inoltre, Linkedin offre dei dati insight più sintetici riguardo le persone che leggono il tuo post. Ti dice da dove vengono, dove lavorano e poco altro. Non puoi farci un gran lavoro di profilazione.

Ora, a metterlo così nero su bianco, pare quasi che pubblicare articoli su LinkedIn non convenga poi così tanto.

Eppure c’è un aspetto importante che non abbiamo ancora considerato e che cambia le carte in tavola. Ed è una cosa che riguarda strettamente i professionisti e le imprese che lavorano nel campo del b2b (ovvero da impresa a impresa).

Te la riassumo così:

Il pubblico di LinkedIn NON È il pubblico di Google.
È molto meglio.

La tua rete su LinkedIn ti conosce

Alla fine, non è nemmeno così strano. Pensaci: ogni utente è nella tua rete perché ti ha scelto.

Ti ha visto, ha visto il tuo brand, sa cosa fai. È fra i tuoi contatti perché vuole sapere di più di te. E – probabilmente – è già interessato ai tuoi servizi professionali perché di quello si tratta su LinkedIn. È un social per stringere collaborazioni.

Ora, se offri un servizio ad altri professionisti e quindi lavori nel settore del b2b, riesci a immaginare i vantaggi di questo meccanismo?

Di fatto, la logica del blogging si basa sul presupposto che siano gli altri a trovarti su Google. È per questo che per gli articoli si usano in genere keyword a coda lunga. Più dettagliato è l’argomento, maggiori sono le possibilità di farti trovare.

Ma devi comunque prima farti trovare.

Su LinkedIn invece salti questo passaggio perché gli utenti ti hanno già trovato. Fanno parte della tua rete perché ti hanno trovato.

Considera poi che l’algoritmo di LinkedIn funziona un po’ come quello di Facebook. Farti notare dalla tua rete diventa quindi molto più facile.

Dunque pubblicare articoli su LinkedIn conviene?

Se già frequenti LinkedIn e la tua attività rientra nella categoria b2b, allora la risposta è facile: assolutamente sì.

Pubblicare articoli su LinkedIn conviene eccóme.

Sempre a patto che tu faccia le cose per bene. Perché se parti con l’idea di pubblicare contenuti duplicati – e quindi di ricopiare gli articoli del tuo blog su LinkedIn – forse è il caso che lasci perdere sin da subito.

Se non altro per ragioni legati alla SEO. Tanto che è lo stesso Google a consigliare di evitare contenuti doppi per non inficiare il posizionamento del tuo sito sul motore di ricerca.

La parola d’ordine è diversificare.

Il tuo blog deve ospitare contenuti diversi rispetto al tuo sito web. Diversi nel tono, nello stile, nel livello di approfondimento, etc.

E guarda che non è così difficile come pensi. Basta scrivere usando la testa.

Includi Linkedin nella tua content strategy

La soluzione a questo punto qual è, se vuoi utilizzare LinkedIn per allargare la tua reach (il tuo pubblico, insomma)?

Includere il social nella tua content strategy e dunque realizzare un piano editoriale su misura per LinkedIn Publishing. Il che non vuol dire trascurare i contenuti del tuo blog oppure raddoppiare le uscite e sommergere di articoli gli utenti che ti seguono.

Puoi invece dosare il numero di pezzi da pubblicare su LinkedIn e sul blog. E prevedere, per esempio, un solo articolo al mese su LinkedIn, e quattro al mese per il blog. O ancora, uno ogni sei settimane sul social, e qualcuno in più sul tuo sito. Regolarti, insomma, il piano editoriale in base alle tue esigenze.

Di possibilità ce ne sono tantissime.

E se vuoi saperne di più su come strutturare una strategia dei contenuti che tenga in considerazione anche LinkedIn, puoi anche discuterne con me. La primissima consulenza è sempre gratuita.

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