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Una content strategy ecologica, vale a dire «che mantiene al minimo il suo impatto ambientale».

Un collegamento azzardato?
Purtroppo no. Il marketing dei contenuti produce un effetto diretto sul nostro Pianeta. Ed è un effetto quasi sempre negativo.

Sottolineo: quasi sempre. In fondo, è anche attraverso i contenuti e la divulgazione che si riesce a creare una nuova coscienza ambientale, che modifichi – in positivo – il rapporto che instauriamo con quello che ci circonda.

I contenuti però, sia digital che offline, si muovono in due direzioni. Se da un lato infatti agiscono anche per accendere intuizioni – cosa che vale per gli attivisti sui social media, per i divulgatori veri e propri, ma anche per chi ha pensato a nuovi modi per fare impresa – allo stesso tempo sono una fonte di inquinamento che in pochissimi considerano.

Blog e sito web, quanto inquinano?

Voglio darvi un’idea precisa di quanto inquinamento un sito web con blog sia in grado di produrre. E per questo mi servirò di numeri.

Secondo Website Carbon, una pagina web produce 0,5 grammi di CO2 per visualizzazione. Insomma, ogni volta che qualcuno visualizza una pagina del tuo sito web vengono rilasciati nell’atmosfera cinque decigrammi di anidride carbonica.

Un numero a prima vista irrisorio ma che, una volta moltiplicato per 100mila visualizzazioni mensili, e poi ancora per dodici mesi, arriva a circa 60kg di anidride carbonica in un solo anno. E per un solo sito.


L’impatto di email e newsletter

Email e newsletter pesano anch’esse sulla produzione di CO2 annuale, e i numeri in questo caso inquietano ancora di più.

Un’email di spam – di quelle brevissime e opprimenti, che intasano la casella di posta – produce 0,3 grammi di anidride carbonica. Un’email standard, come per esempio una newsletter, arriva addirittura fino a 4 grammi di CO2.

Per non parlare delle email con allegato. La stima è di circa 50 grammi di anidride carbonica per invio.

Drammatico, se pensiamo alla quantità di comunicazioni per email che riceviamo in un giorno. Agghiacciante, se aggiungiamo a questo numero anche tutte le pagine web che visitiamo in un giorno.

Un articolo di BBC Future riporta questo dato: internet – e tutto ciò che sta attorno, dentro e fuori internet – inquina quanto tutte le compagnie aeree internazionali messe insieme.

Quindi, sì.
Il marketing dei contenuti può fare molto male al Pianeta. Ed è tempo di rendercene conto.

Come creare una strategia dei contenuti ecologica

Strano a dirsi, non ho trucchi né espedienti.
Solo qualche idea (che ho già in parte applicato e) a cui vorrei dare una forma ancora più solida, ben definita.

L’impatto ambientale del content marketing va ridotto, ma di certo non possiamo realmente pensare di cancellarlo. Per lo meno non in questo mondo, non in questa economia.

Risolvono qualcosa le azioni individuali?
Credo di sì, non è solo greenwashing quello che vedo in giro da parte di certe aziende. Forse davvero, e per la prima volta, ci si muove nella direzione giusta.

In che modo, allora, possiamo realizzare una content strategy online che sia ecologica, che non faccia troppo male alla terra?

Ecco, io ho deciso che partirò da qui.

» Meno contenuti, più valore

Un blog post al giorno non serve a niente. Forse anni fa a qualcosa poteva valere, oggi no. Sì, Google “premia” siti web e aggregatori di contenuti popolosi: li piazza in alto nella SERP, trova per loro un posto nella sezione Discovery.

Eppure, nel 2022, ci sono già così tanti siti web e aggregatori di contenuti popolosi da rendere difficile una qualsiasi scalata nelle pagine di ricerca. Come stare al passo, e poi perché?

Sul mio blog, pubblico forse due-tre articoli all’anno. Sono blog post che intercettano parole chiavi di nicchia, e per questo funzionano: vengono letti dagli utenti giusti e portano risultati. È tutto ciò che conta.

Gli articoli copia-incolla non interessano più a nessuno. Qualcuno che li apre si trova sempre, sì. Ma nemmeno arriva alla fine nella maggior parte dei casi.

Cercate di pubblicare di meno, quindi, ma sempre differenziandovi e offrendo un valore reale.
Scrivete, insomma, se avete davvero qualcosa da dire.

» Un lavoro di SEO più accurato

Utilizzate bene la SEO, e non solo sui contenuti del blog.
Un sito ben posizionato è facile da trovare, non richiede troppe ricerche.

Cosa vuol dire, nello specifico? Vuol dire evitare parole chiave troppo generiche, ma utilizzare keyword di nicchia e a coda lunga. In questo modo, tutto il traffico organico in arrivo sul vostro sito sarà già settorializzato, in linea con gli obiettivi del vostro progetto, e soprattutto a basso impatto sull’ambiente.

» Copywriting per colpire nel segno

Il che vuol dire una scrittura pulita, chiara, segnante; una comunicazione testuale che sappia dire tutto in poche parole, e che sappia dirlo bene.

Perché il copywriting contribuisce alla riduzione dell’impatto ambientale? La logica è semplice: se la comunicazione è chiara ed efficiente, basteranno meno contenuti per spingere un utente a compiere un’azione – qualunque essa sia.

Come già dicevamo prima, è meglio mettere in rete pochi contenuti ma di valore. Il copywriting così gioca un ruolo più che importante, perché semplifica ancora di più la comunicazione attraverso la scelta di parole azzeccate.

Non servono testi lunghissimi per far arrivare un messaggio. Certo però è chiaro: meno parole ci sono, più alto sarà il rischio di sbagliare. È incredibilmente difficile far passare un messaggio positivo ed efficace con un testo breve (o un microcopy); per questo motivo è meglio scegliere professionisti che sappiano farlo al posto vostro. Professionisti che sappiamo curare la vostra content strategy, con la giusta attenzione per le parole che funzionano.

» Impaginazione light delle pagine

Uno dei miei obiettivi per i prossimi mesi lavorare sull’impaginazione e la parte grafica del mio sito. Ho in mente un’identità visiva minimal che faccia il suo dovere e niente di più.

In questa direzione bisognerebbe procedere per alleggerire le pagine web, ridurre il loro peso e di conseguenza il loro impatto.

Per riuscirci, molto probabilmente userò soprattutto una comunicazione testuale; mi limiterò a pochissime immagini – e quelle che non potrò eliminare saranno compresse per renderle meno pesanti; utilizzerò al massimo due font per il testo.

Altre migliorie sarebbero, di fatto, necessarie; ma sono dettagli di back-end che qui non menzionerò. Ad ogni modo, queste piccole modifiche influiranno notevolmente sulla carbon footprint del mio sito.

» Poche email, e solo a chi conta

Vale a dire, non inviate la newsletter a tutta la lista dei vostri contatti. A un buon quaranta percento di questi della vostra email non frega nulla. Un altro venti percento è disinteressato ma si lascerebbe convincere. Il resto vi segue in modo più o meno costante.

Ecco, concentratevi sugli utenti che realmente reagiscono alle email. I vantaggi sono notevoli, per l’ambiente e non solo. Riorganizzare il vostro approccio potrebbe farvi risparmiare tempo e darvi – nel lungo periodo – grosse soddisfazioni.

Elaboriamo una content strategy a impatto zero

Insomma, è il momento di elaborare una content strategy a impatto zero. Ed è un consiglio che vale per tutti, ma soprattutto vale per chi ancora non si è messo all’opera.

Per chi, per esempio, ha per le mani un nuovo progetto e ha bisogno di una strategia per iniziare. O per chiunque abbia davvero a cuore le sorti di questo pianeta.

Un messaggio qui sotto per iniziare a investire sui contenuti ecologici.