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Stamattina sfogliavo un quotidiano. Cartaceo, sì. Succede la domenica di assecondare istinti primitivi, tipo leggere le notizie sulla carta stampata (capitemi, sono nata negli anni 90). Succede soprattutto in quarantena.

Come al solito, ho letto con più attenzione le inserzioni pubblicitarie. Ma a pagina cinquanta mi girava la testa. Abuso di parole vuote, dice la diagnosi. Plastismite acuta.

«Insieme più forti ce la faremo». «Insieme ci riprenderemo la nostra serenità». «Insieme ce la faremo come abbiamo sempre fatto». Tutto così, dall’inizio alla fine. E poi un subisso di pronomi personali: noi con voi, voi per noi, ma anche solo noi che ci siamo, e voi che aiutate noi, e io e tu e lei fra noi.

Intanto calmiamoci un po’. Siamo a quasi due mesi di isolamento sociale. La nostra mente è settata sull’importanza vitale del distanziamento. È naturale, a questo punto, che se continuante a sbatterci in faccia questa storia dello stare insieme un po’ di disagio lo si prova.

«Insieme c’è la faremo». Sicuri sicuri?

In più, vogliamo parlare di quanto sia controproducente costringerci a leggere sempre la stessa frase? Pensiamoci un attimo.

Non si distingue più fra un brand e l’altro.
Ce la faremo tutti insieme, chiaro. Ma lo avete detto in centinaia ormai. È il panettiere sotto casa che parla? L’ipermercato in periferia? Me lo sta dicendo l’AD di Banca Mediolanum? Oppure il gruppo Fileni? Sono davvero parecchio confusa.

È vero che l’emergenza coronavirus ci ha resi tutti uguali, ma qui si esagera. Il claim di una campagna pubblicitaria, dopotutto, serve a caratterizzare il prodotto. Immaginate quindi il caos attuale, soprattutto ora che tutti gli slogan sono muniti di cancelletto per rendersi hashtag da riutilizzare. C’è da rischiare l’indigestione.

Ad una certa smettiamo di leggere
La ripetizione di quelle quattro parole messe in fila ci ha causato un’assuefazione tale che il loro effetto su di noi è praticamente nullo. Siamo immuni al loro messaggio di speranza, insomma. Anzi, ci lascia pure un po’ stizziti.

Inoltre, come scrive Luisa Carrada sul suo blog in un pezzo bellissimo che parla proprio di messaggi ripetuti:

«La nostra mente tende a saltare frasi o parti di testo che riconosce per averle già lette. È uno dei motivi per i quali dovremmo fare sempre a meno delle frasi fatte: sono uno stantìo deja vu

Uno stantìo deja vu che non abbiamo più voglia di rivedere.

Ma si può sempre rimediare!

Non scoraggiatevi. Se anche voi avete ceduto a linguaggi scontati ed espressioni già sentite, siete comunque perdonati: la quarantena ci ha messo in crisi tutti.

Cercate però di rimediare il prima possibile. Le parole perdono tutta la loro forza quando si fossilizzano in costruzioni già troppo usate. E una scrittura debole è nemica della comunicazione efficace.

Vi sembra una cosa tanto difficile? Ma no. E poi, nel dubbio, io sono qua per questo. Combinare le parole in modo originale e suscitare reazioni emotive è la mia passione. Nella sezione Contatti c’è tutto quello che serve. Un messaggino può bastare. Così troviamo – insieme! – le parole giuste per voi.

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